Seminari brown bag - SEDIFO
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- Seminari brown bag
Gli incontri brown bag sono momenti brevi e informali, organizzati durante la pausa pranzo, che offrono l’opportunità di confrontarsi attivamente su temi emergenti legati alla didattica a livello universitario. Realizzati in collaborazione tra SEDIFO e l’eLearning Lab dell’USI, sono rivolti al personale accademico e amministrativo di entrambe le istituzioni.
Il ciclo dell’anno accademico 2025–26 ha come titolo Redefining Learning Space e intende stimolare una riflessione su come ripensare e trasformare gli spazi dell’apprendimento, affrontandone le diverse dimensioni, come ad esempio lo spazio fisico, virtuale e relazionale.
Gli incontri si svolgono durante la pausa pranzo (12:35–13:25), il martedì o il giovedì, e avranno luogo nelle seguenti sedi:
Gli incontri si svolgono durante la pausa pranzo (12:35–13:25), il martedì o il giovedì, e avranno luogo nelle seguenti sedi:
- Campus Est, Viganello
- Campus SUPSI, Mendrisio
- Accademia di Architettura, Mendrisio
Riccardo Blumer, 14 ottobre 2025, Accademia di Architettura (USI), Mendrisio
Dove finiscono davvero i confini dell’aula? Sono i muri a determinarli o il tipo di disciplina, il numero di studenti, il metodo di insegnamento? L’aula può trasformarsi da semplice contenitore di conoscenza a luogo di esperienza viva? E se sì, l’esperienza può diventare essa stessa il principio fondante della didattica?
Per cercare risposte, partiremo dalla storia per arrivare all’atelier orizzontale di primo anno dell’Accademia di Architettura, che a Mendrisio ha fatto della città il proprio spazio di sperimentazione. Lo spazio pubblico si è trasformato in un laboratorio a cielo aperto, ospitando esercizi concreti basati su tecniche fisiche precise — camminare, far risuonare, pesare, spostare — capaci di generare architettura e relazione. In questo contesto, il pubblico della città non è solo sfondo, ma parte integrante dell’esperienza: osserva, reagisce e, diventando spettatore, contribuisce a dare senso e forma all’azione. Un invito a superare i limiti (se esistono) e a esplorare nuove forme di didattica, dove l’aula si estende fino a comprendere l’intero campus e la città stessa.
Dove finiscono davvero i confini dell’aula? Sono i muri a determinarli o il tipo di disciplina, il numero di studenti, il metodo di insegnamento? L’aula può trasformarsi da semplice contenitore di conoscenza a luogo di esperienza viva? E se sì, l’esperienza può diventare essa stessa il principio fondante della didattica?
Per cercare risposte, partiremo dalla storia per arrivare all’atelier orizzontale di primo anno dell’Accademia di Architettura, che a Mendrisio ha fatto della città il proprio spazio di sperimentazione. Lo spazio pubblico si è trasformato in un laboratorio a cielo aperto, ospitando esercizi concreti basati su tecniche fisiche precise — camminare, far risuonare, pesare, spostare — capaci di generare architettura e relazione. In questo contesto, il pubblico della città non è solo sfondo, ma parte integrante dell’esperienza: osserva, reagisce e, diventando spettatore, contribuisce a dare senso e forma all’azione. Un invito a superare i limiti (se esistono) e a esplorare nuove forme di didattica, dove l’aula si estende fino a comprendere l’intero campus e la città stessa.
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Claudio Mustacchi, 30 ottobre 2025, Campus Est Viganello, aula A1.04
L’aula non è semplicemente il luogo in cui si svolge la formazione, ma è un enunciato attivo del discorso pedagogico. Ispirati da questo concetto, compiremo una passeggiata nella storia dello spazio per eccellenza della formazione accademica, che ci permetterà di riflettere sul legame fra le trasformazioni architettoniche e quelle del sapere. Su questa base, osserveremo alcune configurazioni recenti e futuribili degli spazi universitari, mostrando ambienti didattici di diversi paesi realizzati o in corso di progettazione. Concluderemo condividendo le esperienze dei partecipanti e interrogandoci sulle funzioni pedagogiche che possono essere favorite o inibite dagli spazi formativi che abitiamo quotidianamente.
L’aula non è semplicemente il luogo in cui si svolge la formazione, ma è un enunciato attivo del discorso pedagogico. Ispirati da questo concetto, compiremo una passeggiata nella storia dello spazio per eccellenza della formazione accademica, che ci permetterà di riflettere sul legame fra le trasformazioni architettoniche e quelle del sapere. Su questa base, osserveremo alcune configurazioni recenti e futuribili degli spazi universitari, mostrando ambienti didattici di diversi paesi realizzati o in corso di progettazione. Concluderemo condividendo le esperienze dei partecipanti e interrogandoci sulle funzioni pedagogiche che possono essere favorite o inibite dagli spazi formativi che abitiamo quotidianamente.
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Lorenzo Cantoni, 13 novembre 2025, Campus Ovest Viganello, Aula 254
La conversazione metterà a tema i diversi spazi in cui avviene la comunicazione e i modi in cui la comunicazione può integrare la dimensione dello spazio. Un’attenzione particolare sarà dedicata alla comunicazione formativa nella relazione d’insegnamento/apprendimento. Si concentrerà poi sugli spazi fisici e ibridi dell’istituzione universitaria e sulla prossemica: su come le persone – in contesti e in culture differenti – usano gli spazi, le distanze e l’orientamento del corpo e dello sguardo nella comunicazione.
La conversazione metterà a tema i diversi spazi in cui avviene la comunicazione e i modi in cui la comunicazione può integrare la dimensione dello spazio. Un’attenzione particolare sarà dedicata alla comunicazione formativa nella relazione d’insegnamento/apprendimento. Si concentrerà poi sugli spazi fisici e ibridi dell’istituzione universitaria e sulla prossemica: su come le persone – in contesti e in culture differenti – usano gli spazi, le distanze e l’orientamento del corpo e dello sguardo nella comunicazione.
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Silvia Sbaragli, 27 novembre 2025, Campus Est Viganello, aula A1.04
L’alternanza di ambienti di apprendimento diversi rappresenta una ricca risorsa per le studentesse e gli studenti, dato che rende il processo di insegnamento-apprendimento più dinamico, flessibile e personalizzato alle diverse esigenze. Nel seminario verranno presentate alcune esperienze effettuate in corsi Bachelor a grande gruppo e i riscontri ottenuti.
L’alternanza di ambienti di apprendimento diversi rappresenta una ricca risorsa per le studentesse e gli studenti, dato che rende il processo di insegnamento-apprendimento più dinamico, flessibile e personalizzato alle diverse esigenze. Nel seminario verranno presentate alcune esperienze effettuate in corsi Bachelor a grande gruppo e i riscontri ottenuti.
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Matteo Vegetti, 11 dicembre 2025, Campus SUPSI Mendrisio, aula A2.08
La realtà virtuale (VR) presenta un potenziale didattico di grande interesse per tutte le discipline che si occupano di spazialità, e ancor più per quelle, come l'architettura, che hanno un rapporto privilegiato con lo spazio vissuto, ovvero con l'interazione tra il corpo e l'ambiente. Ho cercato di dimostrare questa tesi attraverso l'ideazione e lo sviluppo di un corso di “Fenomenologia dello spazio” che utilizza la VR per studiare gli effetti percettivi della progettazione architettonica. Il corso si è distinto per l’approccio innovativo volto a colmare il gap tra l'apprendimento teorico e l'applicazione pratica mediante le potenzialità di programmi di progettazione virtuale dello spazio come Twinmotion. Degno di nota è anche il carattere interdisciplinare del progetto, che vede impegnate le competenze di un filosofo, di un interaction designer e di un architetto.
La realtà virtuale (VR) presenta un potenziale didattico di grande interesse per tutte le discipline che si occupano di spazialità, e ancor più per quelle, come l'architettura, che hanno un rapporto privilegiato con lo spazio vissuto, ovvero con l'interazione tra il corpo e l'ambiente. Ho cercato di dimostrare questa tesi attraverso l'ideazione e lo sviluppo di un corso di “Fenomenologia dello spazio” che utilizza la VR per studiare gli effetti percettivi della progettazione architettonica. Il corso si è distinto per l’approccio innovativo volto a colmare il gap tra l'apprendimento teorico e l'applicazione pratica mediante le potenzialità di programmi di progettazione virtuale dello spazio come Twinmotion. Degno di nota è anche il carattere interdisciplinare del progetto, che vede impegnate le competenze di un filosofo, di un interaction designer e di un architetto.
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Demis Quadri e Dante Carbini, 24 febbraio 2026
L’intervento propone una breve introduzione all’approccio sviluppato nel corso Parlare in pubblico, ideato da Dante Carbini e Demis Quadri (Accademia Teatro Dimitri) nell’ambito dei corsi Skills del Bachelor in Comunicazione USI. A partire da strumenti della pedagogia teatrale e da pratiche di consapevolezza della presenza, l’incontro invita a esplorare il parlare in pubblico non come una semplice abilità tecnica, ma come un’azione performativa situata, che coinvolge corpo, voce, respiro, percezione e relazione con chi ascolta. Particolare attenzione viene data al ruolo del respiro e alla gestione dello stress: le emozioni che emergono nel momento della presa di parola non vengono considerate come ostacoli da eliminare, ma come risorse che, se riconosciute e accolte, possono sostenere lo stato di presenza. L’intervento mette inoltre l’accento sull’ascolto attivo del pubblico e sulla capacità di modulare spazio, tempo ed energia espressiva in relazione al contesto.
L’intervento propone una breve introduzione all’approccio sviluppato nel corso Parlare in pubblico, ideato da Dante Carbini e Demis Quadri (Accademia Teatro Dimitri) nell’ambito dei corsi Skills del Bachelor in Comunicazione USI. A partire da strumenti della pedagogia teatrale e da pratiche di consapevolezza della presenza, l’incontro invita a esplorare il parlare in pubblico non come una semplice abilità tecnica, ma come un’azione performativa situata, che coinvolge corpo, voce, respiro, percezione e relazione con chi ascolta. Particolare attenzione viene data al ruolo del respiro e alla gestione dello stress: le emozioni che emergono nel momento della presa di parola non vengono considerate come ostacoli da eliminare, ma come risorse che, se riconosciute e accolte, possono sostenere lo stato di presenza. L’intervento mette inoltre l’accento sull’ascolto attivo del pubblico e sulla capacità di modulare spazio, tempo ed energia espressiva in relazione al contesto.
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Angela Pasqualotto, 10 marzo 2026
Rethinking learning spaces through an inclusive lens means designing environments that actively support regulation, participation, and success for all learners. Scaffolding—conceived as flexible and temporary support—is a key strategy to promote access, understanding, and autonomy, particularly for students with special educational needs or in vulnerable situations. This talk explores how to create educational settings that tailor support to individual differences, emphasizing the transformative power of small adjustments in managing space, time, relationships, and learning resources. Examples of inclusive practices will be discussed across in-person, blended, and digital learning environments.
Rethinking learning spaces through an inclusive lens means designing environments that actively support regulation, participation, and success for all learners. Scaffolding—conceived as flexible and temporary support—is a key strategy to promote access, understanding, and autonomy, particularly for students with special educational needs or in vulnerable situations. This talk explores how to create educational settings that tailor support to individual differences, emphasizing the transformative power of small adjustments in managing space, time, relationships, and learning resources. Examples of inclusive practices will be discussed across in-person, blended, and digital learning environments.
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Lucio Negrini, 24 marzo 2026
L’intervento si interroga su come progettare formazioni continue capaci di ampliare i momenti d’aula attraverso l’integrazione di spazi di apprendimento formali e informali, presentando l’esperienza del Robotic Camp: un percorso plurilingue che ha previsto attività online, una fase intensiva in presenza arricchita da momenti informali e la creazione di una comunità per il continuo aggiornamento dei partecipanti.
L’intervento si interroga su come progettare formazioni continue capaci di ampliare i momenti d’aula attraverso l’integrazione di spazi di apprendimento formali e informali, presentando l’esperienza del Robotic Camp: un percorso plurilingue che ha previsto attività online, una fase intensiva in presenza arricchita da momenti informali e la creazione di una comunità per il continuo aggiornamento dei partecipanti.
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Sara Greco, 14 aprile 2026
A learning space – such as a classroom, a cultural association, a sport team, an informal learning situation, and many others – is also a dialogue space, as learning normally includes dialogic communication. Ideally, argumentation processes happen in dialogue spaces: people tackle complex problems, agree or disagree on open issues, ask critical questions, exchange opinions, raise doubts, while listening to each other and maintaining mutual respect. Engaging in argumentative discussions is conducive to learning and allows disagreement to be fruitful, without letting it escalate into interpersonal conflict. This talk addresses the building of dialogue spaces by reflecting on some discursive tools and examples. I maintain that dialogue spaces are not to be taken for granted but they need to be built intentionally through careful architectures of dialogue.
A learning space – such as a classroom, a cultural association, a sport team, an informal learning situation, and many others – is also a dialogue space, as learning normally includes dialogic communication. Ideally, argumentation processes happen in dialogue spaces: people tackle complex problems, agree or disagree on open issues, ask critical questions, exchange opinions, raise doubts, while listening to each other and maintaining mutual respect. Engaging in argumentative discussions is conducive to learning and allows disagreement to be fruitful, without letting it escalate into interpersonal conflict. This talk addresses the building of dialogue spaces by reflecting on some discursive tools and examples. I maintain that dialogue spaces are not to be taken for granted but they need to be built intentionally through careful architectures of dialogue.
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Katja De Carlo e Stefano Tardini, 30 aprile 2025
Il gioco ha un grande valore educativo anche a livello accademico e nella formazione d’adulti, perché favorisce un apprendimento coinvolgente, stimolante e partecipato. Ogni gioco definisce i propri spazi, non solo fisici, ma anche simbolici e temporali. Il metodo LEGO® Serious Play® (LSP) è una tecnica di pensiero, comunicazione e risoluzione dei problemi facilitata per organizzazioni, team e individui, che fa leva su una forte componente spaziale, in particolare nella costruzione di modelli metaforici tridimensionali e nella loro disposizione condivisa nello spazio. Questa conversazione intende fornire alcuni esempi di come LSP viene utilizzato nella didattica di USI e SUPSI, permettendo poi a chi partecipa di sperimentare un’applicazione di questo metodo.
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Per una panoramica degli incontri offerti in precedenza, visita il sito dedicato al ciclo Generative AI in higher education – Brown bag series for the academic and administrative staff.